Hanno combattuto l’ebola i medici cubani già al lavoro a Crema

Una gara per dare a ciascuno una bici. Li ospita la diocesi.

I medici da Cuba e Russia pronti a lavorare in Italia: in questa guerra non siamo soli

“La nostra patria è l’umanità, e se l’umanità lo richiede siamo pronti a intervenire”. Grazie ❤️

Secondo me solo l’ebola era più grave di questo coronavirus”. Ne è convinto Leonardo Fernandez Fernandez, uno dei medici cubani scelti per la missione nell’ospedale da campo di Crema (Cremona), anche per la sua esperienza di emergenze internazionali, fra cui terremoti, tsunami e l’epidemia di febbre emorragica in Liberia.

“Arriviamo qua per aiutare, aiutare e aiutare – ha spiegato al telefono con l’ANSA il medico intensivista di 68 anni, di Guantanamo, alla vigilia del primo giorno di lavoro al fianco dei colleghi italiani -. Quanto resteremo? Il tempo necessario per risolvere l’emergenza, e lo decideranno lo Stato italiano e quello cubano, che lavorano in piena collaborazione. Ma sono sicuro che vinceremo contro il Covid-19, non ho dubbi. Per ora la difficoltà più grande – ha aggiunto con una battuta – è il freddo, noi siamo abituati a 28-30 gradi, ma supereremo anche questo”.

“Resteremo qui per tutto il tempo che serve, siamo venuti ad aiutare l’Italia”, conferma anche il dottor Carlos Ricardo Perez Diaz che nella vita è direttore dell’ospedale «Joaquin Albarran» de L’Avana, a Cuba. Nei prossimi giorni – scrive La Stampa – l’Italia e la Lombardia impareranno a conoscerlo come il capo delegazione della «brigata cubana», formata dal personale sanitario e medico che ieri, poco dopo le 18, è atterrata all’aeroporto di Malpensa. Perez Diaz guida un team di 37 medici e 15 infermieri che da Cuba sono partiti per venire a aiutarci senza nessun possibile tornaconto.

“Li accogliamo a braccia aperte (purtroppo solo metaforicamente parlando, per ora) e nutriamo fiducia che saranno grandissimi alleati nella lotta al virus, nella cura dei nostri concittadini malati e anche in un poco di sgravio per i nostri operatori sanitari, ormai stremati”, ha detto in un’intervista al Fatto quotidiano la sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, che domenica sera ha accolto in città i 52 medici e infermieri provenienti da Cuba e destinati all’ospedale da campo allestito dall’esercito e dalla protezione civile che ospiterà 33 pazienti affetti da coronavirus.

Per accoglierli si è mobilitata anche la diocesi di Crema che ha messo a disposizione una struttura per l’alloggio di 25 persone. A dare il benvenuto ai cubani c’era infatti anche il presidente della Caritas Claudio Dagheti: “Noi gestiremo tutta la struttura messa a disposizione della diocesi di via Medaglie d’Oro. Chiederemo solo un rimborso spese e nulla di più. La scelta è proprio quella di mettere a disposizione del territorio un luogo senza gravare sulla comunità. Ospiteremo 25 persone. Ci occuperemo di ogni loro bisogno, saremo un loro punto di riferimento. Il vescovo, monsignor Daniele Gianotti, li incontrerà al più presto. E’ stato lui stesso a mettere a disposizione la struttura. Questa attività va ad aggiungersi a quello che continuiamo a fare ogni giorno come Caritas: abbiamo lasciato aperto il dormitorio accogliendo 18 persone che non hanno una casa. Il tutto fatto con meno volontari perché gli ultra65enni è meglio che restino a casa”.

L’associazione “Uniti per la provincia di Cremona” ha donato 100mila euro per attivare l’ospitalità del personale sanitario e militare. E anche l’associazione dei clown in ospedale di Crema e Lodi si è messa a disposizione dei cubani. “Sabato mattina – racconta Angela Buscaino, presidente Vip Crema – mi ha chiamato un’amica dall’hotel “Ponte di Rialto” dicendomi che arrivavano questi medici e che non sapevano come farli spostare dall’albergo all’ospedale da campo. Parlando con lei abbiamo pensato a delle biciclette. Alle 9.15 ho mandato un messaggio su WhatsApp ad alcuni gruppi tra cui quello dei clown e a mezzogiorno avevamo già la disponibilità di un’ottantina di bici. Abbiamo selezionato i comuni dove c’è stato più riscontro in modo da organizzare i permessi e abbiamo reperito un furgone con una persona che ha fatto il giro dei paesi che hanno messo a disposizione le bici. A Trescore Cremasco un ciclista ha donato otto bici e su una ha scritto un messaggio di accoglienza in spagnolo per i medici cubani. Sabato alle 22 ne abbiamo raccolte quaranta”.

I medici cubani sono gia al lavoro. Si tratta di personale altamente specializzato che è già intervenuto in altre situazioni di emergenze
“Sono in arrivo persone specializzate nella gestione di malattie infettive, si sono occupati in particolare dell’Ebola. Hanno sicuramente – spiega Michele Gennuso, medico e assessore alle politiche sociali della città – la capacità di gestire queste situazioni che non sono immediate per tutti. Va gestita la situazione del contatto con il paziente, va fatta una vestizione adeguata prima di entrare in reparto. Questi medici sono destinati alla gestione dell’ospedale da campo. Aiuteranno ad alleggerire il carico dei reparti. Ad oggi abbiamo più di 260 ricoverati e ora mancano medici e infermieri perché molti sono in quarantena”.

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