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I progetti per aggirare l’embargo e combattere i tumori

di GIOIA MINUTI DA L’AVANA.

Franco Cavalli li ricorda bene quei giorni passati tra un ospedale e l’altro alla fine degli anni ‘80. “Cuba allora era all’avanguardia, in quattordici province c’era almeno un apparecchio per la radioterapia”, racconta l’oncologo ticinese presidente di MediCuba Europa, una rete di cooperazione presente in 15 Paesi che promuove gli aiuti umanitari nel settore sanitario con l’Avana. E che è legata a MediCuba, impresa statale nata nel 1962, che appartiene al ministero della salute pubblica. “Prima, era il 1992, è nata MediCuba Svizzera e poi nel 1997 – racconta Cavalli – abbiamo dato vita a MediCuba Europa.

Erano anni difficili per Cuba, perché dopo la caduta dell’Unione sovietica, l’isola dovette fare i conti con una crisi drammatica in tutti i campi, sociale, sanitario, economico e politico.

Negli ospedali non arrivavano medicinali urgenti, in particolare gli antitumorali pediatrici per i bambini, ma soprattutto i pezzi di ricambio per le apparecchiature mediche. Sullo sfondo di questa situazione difficile bisogna aggiungere un aspetto affatto secondario, come il blocco economico imposto dagli Stati Uniti”. Un blocco che ha complicato la cooperazione e ha fatto lievitare i prezzi.

MediCuba, insieme alle sue “filiali” svizzera ed europea, in questi anni ha dato una spinta importante alla sanità dell’isola caraibica. Intanto è stato creato quello che all’Avana chiamano il “Fondo comune”, cioè una riserva di denaro che serve per finanziare progetti. E soprattutto per raggiungere gli obiettivi di cinque linee d’azione e strategiche, come la produzione di medicinali, l’assistenza della chirurgia oncologica (a Cuba il cancro è la seconda causa di morte), la ricerca nell’ambito chimico e bio-farmaceutico, quella sugli antitumorali pediatrici, sino al sostegno della Scuola latinoamericana di medicina (Elam), dove studiano gratuitamente giovani stranieri che poi tornano nei propri Paesi d’origine.

“Attualmente abbiamo due grandi progetti – spiega ancora Franco Cavalli – uno riguarda appunto il sostegno all’Elam e l’altro, da due milioni di franchi, punta al rinnovamento tecnologico dei laboratori dell’Istituto Pedro Kourì sulle malattie infettive”. Il Pedro Kourì è un centro molto importante per Cuba perché garantisce le vaccinazioni contro le maggiori malattie, provvede a creare nuove figure professionali in ambito medico e, soprattutto, ha una importanza strategica perché forma medici che poi svolgono attività in ottanta differenti Paesi.
Ma l’attività della grande rete di cooperazione e solidarietà internazionale, ha messo in piedi anche diversi altri progetti. Come quello dello sviluppo del centro d’immunologia molecolare che sta studiando la risposta degli anticorpi indotti con vaccinazioni terapeutiche in pazienti con un tumore avanzato. È un lavoro, questo, per lo sviluppo di sistemi biotecnologici per il trattamento del cancro che permetterà di continuare ad approfondire i risultati di tre vaccinazioni terapeutiche.

Cuba punta molto sulla sanità. Sulla preparazione professionale dei suoi medici nelle diverse specializzazioni, sulla ricerca e sulle strutture sanitarie, come ospedali e laboratori, che hanno necessità continua di apparecchiature per tenere il passo con il rapido sviluppo della tecnologia. Non per nulla MediCuba lo scorso anno ha investito 400 milioni di dollari oltre che nel sistema sanitario nazionale anche nelle missioni all’estero. In più MediCuba Europa ha investito nel progetto Ipk, sulla diagnosi microbiologica molecolare, l’equivalente di 350mila euro per acquistare un apparecchio destinato al Dipartimento di parassitologia e l’equipaggiamento di uno dei laboratori provinciali. “A Cuba resta ancora tanto da fare. Perché – spiega Cavalli – dopo le promesse di Barack Obama oggi bisogna fare i conti con la politica di chiusura di Trump”.

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