Assemblea congressuale Circolo Sesto SG.-Cinisello B.mo (1 febbraio 2018)

Documento finale

Siamo chiamati a un cambiamento radicale. Cambiare per consentire a Cuba di poter contare sull’aiuto, l’amicizia, la vicinanza, la solidarietà di un’associazione nazionale vitale, forte, combattiva.

Dobbiamo essere capaci di rilanciare lo spirito originario della nostra Associazione, attraverso il rafforzamento, mettendo al centro la solidarietà, l’impegno politico e culturale a fianco di Cuba. Pena, dopo una lenta ma inesorabile agonia, l’Associazione è destinata nel breve volgere di qualche anno a finire.

E’ necessario partire da un bilancio di ciò che si è fatto e di ciò che non si è fatto dall’ultimo congresso a oggi.

Già nel documento approvato allo scorso congresso si lamentava “un costante calo del numero dei tesserati e un’evidente carenza della presenza giovanile”. Si rilevava correttamente che il nostro problema principale era “la nostra autoreferenzialità”. Da allora a oggi, dal 2014 al 2016 gli iscritti sono calati del 7% (da 3413 a 3179). Nel 2017 il numero è ulteriormente calato. Siamo a 1355 al 10 luglio. L’Associazione è presente solo in 14 regioni italiane e soltanto in cinque di queste vi è una presenza di circoli in un numero superiore a 5.

Bisogna contrastare l’idea che il calo degli associati sia un fattore fisiologico. L’Associazione Italia-Cuba non cresce come crescono innumerevoli altre realtà consimili, ma invece decresce. Evidentemente ci sono fattori soggettivi, che riguardano noi, in primo luogo il nostro gruppo dirigente.

È sotto gli occhi di tutti il fatto che la quantità e soprattutto la qualità dei progetti proposti dall’Associazione e approvati siano diminuite. Va rivisto complessivamente il modello dei progetti di solidarietà. In primo luogo perché non è vero che si è conclusa la fase nella quale Cuba ha bisogno della nostra solidarietà materiale. A fianco della necessaria solidarietà politica (da esplicarsi innanzitutto in campagne di controinformazione e comunicazione) serve anche quella materiale, economica. E l’Associazione Italia-Cuba non può essere il ricettore passivo di richieste e stimoli. Deve essere l’incubatore di idee e progetti originali di solidarietà che noi riteniamo siano utili a Cuba e al suo popolo.

Occorre incentivare e continuare l’attività di solidarietà per l’acquisizione dei farmaci oncologici per l’infanzia (che a oggi prosegue esclusivamente per contributi volontari e grazie all’impegno di diversi circoli, senza l’intervento diretto dell’Associazione nazionale) che, a causa del blocco, Cuba non può ottenere direttamente dalle industrie produttrici.

Lo scorso congresso ha varato la costituzione di sette commissioni nazionali. Quella organizzazione e tesseramento, quella comunicazione, quella cultura, quella viaggi e brigate, quella progetti di cooperazione, quella dedicata ai rapporti esterni e alle campagne dell’associazione, quella giovani.

È evidente a tutti che il lavoro fatto non sia stato complessivamente all’altezza delle necessità, delle promesse e delle aspettative.

Non solo per ciò che concerne gli ambiti già affrontati dell’organizzazione e del tesseramento, dei progetti e dei rapporti esterni, ma anche per ciò che riguarda la comunicazione il bilancio è negativo. A fronte del fatto che in diverse occasioni ci sia stato chiesto di lavorare per la controinformazione, noi non usciamo dal nostro piccolo ambito, dai nostri circuiti militanti. L’obiettivo – pena l’irrilevanza dell’intero sistema controinformativo – è bucare la comunicazione mainstream, bucare il muro di indifferenza, almeno sui temi più sensibili, come la lotta per l’eliminazione del bloqueo e la lotta per la restituzione della baia di Guantanamo. Dobbiamo intensificare il nostro rapporto con giornalisti potenzialmente sensibili e orientare allo scopo tutti i nostri mezzi di comunicazione.

Inoltre la commissione giovani ha interrotto i suoi lavori quasi subito, non riuscendo a coordinare le energie giovanili – che pure esistono – all’interno dell’Associazione. Questo lavoro va ripreso e potenziato perché strategico ai fini del rafforzamento della nostra iniziativa.

Riassumendo, proponiamo alcune priorità:

  1. riprendere in mano il documento dello scorso congresso nella sua parte propositiva e ripartire da lì. Fare quello che ci eravamo ripromessi di fare sarebbe già un risultato straordinario;
  2. potenziare la campagna del 5 per mille, invertendo il trend che ha visto ridurre nell’ultimo anno gli introiti (di circa il 15% dal 2011-14 al 2016), legando la comunicazione a progetti reali, utili, attrattivi;
  3. aumentare la quota parte di risorse economiche derivanti dal 5 per mille destinate ai circoli territoriali e all’attività dell’associazione al 60%;
  4. investire su una campagna di comunicazione più massiva e moderna, innanzitutto attraverso l’utilizzo dei social: il Moncada deve essere uno strumento dei circoli, anche telematico, dando voce allo stesso tempo a firme prestigiose del giornalismo e dell’inchiesta progressista;
  5. valorizzare i giovani, stringere rapporti con le diverse forme di associazionismo giovanile presenti nel nostro Paese, osare mettere al centro energie nuove anche nella costruzione dei gruppi dirigenti territoriali e nazionali.

E’ fondamentale parlare di noi e del ruolo che la nostra Associazione può svolgere per passare invece dalla dimensione del commento alla costruzione di una rete e di un tessuto democratico e progressista, orientato all’internazionalismo, di cui essere perno decisivo.

Pensiamo che gli obiettivi su cui lavorare possano essere:

  1. uscire dall’isolamento e dalla marginalità. Riallacciare rapporti con associazioni che condividono i nostri obiettivi e i nostri valori, a partire da quelle di solidarietà con Cuba e con l’America Latina e dalle organizzazioni di massa come Anpi, Arci, Cgil;
  2. animare – a tutti i livelli, a partire da quelli territoriali – un nuovo fronte antifascista, contro i rigurgiti esplicitamente fascisti che tornano ad animare le nostre città (da Forza Nuova a Casa Pound a tutto l’arcipelago di sigle che prosperano a ridosso della destra istituzionale, facendo leva innanzitutto su di un razzismo montante nella pancia profonda della società italiana) e contro le zone d’ombra, pericolosissime, che allignano nel sovranismo rosso-bruno. Da questo punto di vista bisogna avere il coraggio di erigere un muro invalicabile che distingue il fascismo e l’antifascismo e che non dà spazio a chi – in nome di una certa retorica anti-imperialista e anti-capitalistica – nasconde posizioni parafasciste;
  3. affrontare con coraggio e determinazione un tema molto sensibile e in grado di connetterci con il sentimento dell’opinione pubblica più consapevole e con una rete ampia di associazioni progressiste: quello della lotta all’omofobia e alla transfobia, al machismo e alla violenza di genere, su cui Cuba è da anni all’avanguardia.
  4. dialogare con le istituzioni sensibili e interessate alle nostre campagne, a partire dalle rappresentanze parlamentari e partitiche (anche nelle Assemblee legislative regionali e nei Consigli comunali) disponibili. Da questo punto di vista partiti di sinistra esistono e vanno incontrati e riconosciuti, anche solo per misurare convergenze e divergenze nel merito delle questioni che ci contraddistinguono.

Tutto questo ha però bisogno di una precondizione fondamentale: che si lavori compattamente per il bene dell’Associazione e per la sua unità.

Non va confusa l’autocritica sincera con uno spirito di divisione. Né il bisogno di fare fronte comune all’interno con approcci burocratici che impediscono la dialettica e il libero confronto. E neppure si può pensare di dedicare, come negli ultimi anni, la gran parte del nostro tempo, del Direttivo Nazionale e della Segreteria ad affrontare problemi e faide interne.

Auspichiamo che il congresso nazionale sappia costruire una sintesi unitaria per il rafforzamento della nostra Associazione.

Votato all’unanimità

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